La natura è qui intesa come spazio originario di accoglienza e rigenerazione, un luogo in cui
il corpo e la mente ritrovano equilibrio. Nei momenti di inquietudine o fragilità emotiva, il
contatto sensoriale con l'ambiente naturale - gli odori dell' erba, dei fiori, degli alberi, il
movimento dell'aria - diventa esperienza concreta di protezione e sospensione del rischio. In
questa dimensione, la natura assume una qualità quasi materna, capace di offrire rifugio e
continuità.
Parallelamente, il lavoro si sviluppa come riflessione critica sul progressivo allontanamento
dell'uomo da questo orizzonte originario. In un contesto dominato da materiali artificiali,
consumo e accelerazione tecnologica, la possibilità di un ritorno percettivo alla natura
appare sempre più fragile, se non minacciata. L'urgenza ecologica non è qui trattata come
slogan, ma come tensione latente: una domanda aperta sul futuro e sulla responsabilità
collettiva.
La pratica pittorica accompagna e traduce questa ricerca. I soggetti naturali diventano
campo di sperimentazione tecnica e gestuale, dove libertà esecutiva e processo assumono
un ruolo centrale. L'uso non convenzionale degli strumenti - come il pennello da barba per la
stesura iniziale - introduce una dimensione tattile e istintiva, successivamente articolata
attraverso spatole e pennelli. I lavori, realizzati in acrilico su tela con supporti in legno o
cartone pressato, riflettono così un dialogo continuo tra materia, gesto e percezione.
